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domenica 28 febbraio 2010

Economia solidale produce sempre più valore in Italia


Acqusti collettivi, ecco la spesa di gruppo che aiuta a spendere meno e garantirsi cibi di alta qualita'. Sta esplodendo in Italia il fenomeno dei gruppi di acquisto: nel 2009 sono aumentati del 30 per cento, aggregando condomini, piuttosto che colleghi, parenti o gruppi di amici. E' quanto emerge da un recentissimo rapporto sulle abitudini alimentari degli italiani. Nel 2009 si sono contati in Italia 600 gruppi di acquisto solidale (Gas) strutturati, rispetto ai 460 dell'anno precedente. Comprando in forze dal produttore si spunta una convenienza ancora maggiore rispetto al -30% garantito dalla filiera corta e si mettono in dispensa alimenti genuini e di qualita' La Lombardia e' la regione con il maggiore numero di Gas, centosessanta. Seguono distanziate Toscana (84), Piemonte (71), Veneto ed Emilia-Romagna (51 per entrambe).

In realta', accanto a questi gruppi che dispongono di una vera e propria struttura organizzativa, si contano decine di migliaia di iniziative spontanee che 'nascono' e 'muoiono' in continuazione nei palazzi, nei posti di lavoro, nei centri sportivi e ricreativi sulla base di semplici accordi verbali. Si tratta di una tendenza che, soprattutto nelle citta', sta contagiando gli italiani. I consumatori 'consorziati'intendono cosi' garantirsi un volume di acquisto sufficiente ad ottimizzare i costi di trasporto e ad accedere a piu' vantaggiosi canali distributivi. Le modalita' di acquisto in questo caso variano notevolmente e vanno dalla consegna a domicilio, all''adozione' in gruppo di interi animali fino alla raccolta personale del prodotto in campagna sull'albero o negli orti. Esiste anche il fenomeno del pick your own (raccolta diretta in azienda da parte del consumatore), anche se si tratta di attività marginali. Anche gli accordi del gruppo di acquisto con i produttori sono differenti e possono prevedere la consegna settimanale del prodotto oppure la formulazione di specifici ordini per telefono o attraverso internet ma anche tramite abbonamento, con l'offerta di prodotti a scadenze fisse e pagamento anticipato.

In Toscana, abbiamo poi Free Tuscany, un'associazione di promozione sociale, che sta portando avanti con il proprio GAS, un percorso in cui gli acquisti collettivi si incontrano in un locale conviviale ( Bio Cafè che si trova nel centro storico di Lucignano provincia di Arezzo www.biocafe.it ).

Free Tuscany porta avanti il concetto della bio spesa settimanale, mentre altre realtà si limitano alla distribuzione di cassette di ortofrutta e altri prodotti a cadenza bisettimanale o mensile. Il funzionamento del gruppo d'acquisto e' semplice.

Di solito i partecipanti al gruppo ricevono una e-mail di "programmazione d'ordine" e partecipano all'acquisto collettivo, con ritiro in luoghi prestabiliti. L'ordine cumulativo viene poi trasmesso al produttore e, al momento della consegna (i prodotti di solito vengono recapitati ad un unico referente che poi provvede a smistarli), si effettua il pagamento.

"Fare economia solidale, siginifica creare valore sia per le imprese agricole e produttori, sia per i consumatori" - rileva il presidente di Free Tuscany Fabrizio Pierini - "Inoltre e' anche una occasione far conoscere i prodotti da agricoltura biologica e biodinamica, riscoprendo sapori ormai appiattiti da logiche industriali, che poco o nulla hanno a che vedere con l'obiettivo primario della nostra associazione: diffondere un nuovo stile di vita da noi definito bio style".

sabato 8 agosto 2009

Gruppi di acquisto: inaccettabile tentativo di appropriazione dell’acronimo “GAS”

Che alcuni dei cosiddetti GAS Gruppi di Acquisto Solidale, fossero poco democratici e molto integralisti era ormai noto, ma adesso voler appropriarsi dell’acronimo generico “GAS”, ci sembra veramente troppo. Tutto questo è riportato a pagina 3 “GAS e GAC” del documento reso pubblico “Sintesi dei gruppi di lavoro, 9° Convegno nazionale gas, Petralia Sottana (PA), 26-28 giugno 2009”. A loro insindacabile giudizio e senza nessun tipo di verifica approfondita, questi soggetti si possono permettere anche di diffamare “sedicenti” (come li chiamano loro) gruppi di acquisto che non fanno parte della loro rete. Ecco come questi signori intenderebbero procedere (riportiamo alla lettera i 4 punti descritti sul documento a pagina 3: “ 1 – CONTATTO DIRETTO - cercare un contatto con il sedicente gas e spiegare loro cosa si intende con questo termine, chiedendo di cambiare il nome in GAC (gruppo di acquisto collettivo) oppure di modificare il loro modo di operare per essere coerente alla storia dei gas; 2 – FORMALIZZAZIONE RICHIESTA - se il sedicente gas non risponde, inviare una lettera formale (sempre da parte della rete locale di gas, su di un modello da preparare insieme); 3 – ALTRI CONTATTI - se il sedicente gas continua a non rispondere, informare i contatti di questi gruppi (consumatori, produttori, associazioni, Enti Locali) del fatto che la rete locale dei gas non li riconosce come appartenenti alla rete dei gas in base ai propri principi e modi di operare; 4 – SITI WEB - passare questa informazione anche al sito retegas, al sito economia-solidale, alle fiere (“Fa' la cosa giusta”, Terra Futura, L'isola che c'é, etc.) e agli archivi (Zoes, etc.); il sito retegas potrebbe quindi riportare questa informazione”. Tutto questo è di una gravità assoluta, che nulla a che vedere con idee libere e costruttive di economia solidale e democratica. Il presidente di Free Tuscany Fabrizio Pierini ha dichiarato: “come Associazione di Promozione Sociale, Gruppo di Acquisto e parte attiva nel Distretto di Economia Solidale della provincia di Siena, ci batteremo contro ogni forma di discriminazione e prevaricazione, denunciando all’opinione pubblica e alla stampa ogni forma di abuso perpetrato da questi soggetti”.

domenica 28 dicembre 2008

Crisi economica strutturale ?

"La crisi finanziaria ed economica va avanti inesorabile mentre nelle ultime settimane si sono succeduti numerosi vertici internazionali, alcuni senza precedenti, altri passati sotto silenzio ed altri appena iniziati. Al centro sempre l'emergenza finanziaria, ma anche quella ambientale e dello sviluppo dei paesi poveri. Il tutto in attesa dell'insediamento della prima presidenza Usa guidata da un afro-americano.

In questo contesto diversi si sono affrettati a dichiarare morto il liberismo, ad osannare un imminente ritorno dello Stato in economia, addirittura a parlare di crisi strutturale del capitalismo. Alla luce dei risultati degli ultimi vertici internazionali di Washington e di Doha, rispettivamente il G20 sulla finanza globale dei capi di Stato e di governo convocati da Bush e la conferenza ONU su finanza per lo sviluppo, forse le attese per un cambiamento sistemico verso una maggiore giustizia sociale e un futuro sostenibile per tutto il pianeta vanno ridimensionate. Si potrebbe dire che ancora una volta il capitalismo si sta trasformando, gettando le basi per nuove forme di accumulazione, che molto difficilmente serviranno ad affrontare e risolvere le cause strutturali delle crisi finanziaria, energetica, climatica ed alimentare che il pianeta sta vivendo. Il negoziato che si gioca su più tavoli per rispondere a tutte queste crisi è unico e riguarda il grande gioco della redistribuzione del potere globale.

Certo, ci saranno delle differenze rispetto a prima, perché il contesto geopolitico ed economico mondiale è mutato; ma le politiche che i paesi che contano porteranno avanti non muteranno poi tanto. La stessa finanziarizzazione dell'economia come risposta al problema della sovrapproduzione mondiale dopo una pausa riprenderà sotto altra forma, aggirando le nuove e timide regole che i governi decreteranno.

Andando in ordine, si può dire che l'inevitabile ridimensionamento della super-potenza Usa a vantaggio del fronte asiatico, il lento declino europeo e la tragedia continua del resto dei paesi impoveriti, stanno già aprendo la strada ad una nuova spartizione della torta tra le due sponde del Pacifico, che difficilmente rilancerà un'agenda internazionale democratica, progressista ed autenticamente multilaterale. A fronte di un rafforzamento dei blocchi regionali, dominati dalle rispettive potenze – come avviene nell'Ue – la governance globale ben difficilmente vedrà la nascita di nuove istituzioni globali e una equa distribuzione del potere. Più che di una nuova conferenza di Bretton Woods si tratterà probabilmente di una Yalta economica, che ben poco toccherà alcuni assiomi dell'ideologia liberista a scapito della maggior parte della popolazione del pianeta e dell'ambiente. Anche l'espressione New Deal, di roosveltiana memoria, forse è più un auspicio che una realtà.

I governi interverranno sì in economia, ma con uno spirito neo-mercantilista e da corporate welfare sul modello russo. A casa saranno liberi di agire di più, ma i mercati globali proseguiranno in molti casi indisturbati. Ben diverso che ragionare di politiche nell'interesse pubblico e non dei soliti noti. Poi lo scenario sognato di un Green New Deal rischia di sottomettersi alle solite logiche speculative di mercato, come potrebbe succedere nell'ambito dei negoziati Onu sul clima in corso a Poznan. Probabilmente nel 2009 un accordo sul clima con i paesi emergenti ci sarà, ma potrebbe essere al ribasso e basato ancora una volta solo su meccanismi di mercato.

Questa voglia di compromesso sull'agenda liberista, anche se un po' annacquata e ritoccata, emerge con forza dal comunicato finale del G20 di Washington e rimarrà al centro del prossimo vertice del 2 aprile con Obama e Gordon Brown a Londra. Se poi si analizza lo scontro che ha segnato i negoziati sulla finanza per lo sviluppo chiusisi martedì scorso a Doha, è chiaro che il G20 vuole e forse riuscirà ad emarginare l'Onu come sede deputata ad ospitare il negoziato per la riforma dell'architettura finanziaria ed economica internazionale. Seppur ci sarà un vertice Onu nel 2009 al riguardo – così come è già all'opera una Task Force Onu sulla crisi guidata da Stiglitz– vecchi e nuovi poteri globali cercheranno di affondare consessi più democratici in cui gli ultimi paesi, ovvero la maggioranza al mondo, potrebbe mettere in discussione non solo il potere ma anche le politiche dei più forti. Il G20 è deciso a dare più potere alla Banca mondiale e al Fondo monetario che, pur se ospiteranno più potere di voto per le economie emergenti, continueranno indisturbati ad imporre le stesse politiche liberiste degli ultimi 25 anni.

Senza parlare della Wto, che potrebbe vedere non solo la chiusura dei sofferti negoziati lanciati nel 2001 a Doha, ma anche un suo rilancio come World Economic Organisation fuori del sistema Onu. Insomma, è vero che il G8 è superato e questa è una buona cosa, ma siamo solo all'inizio di una lunga battaglia per ridimensionare l'agenda liberista. Questo scenario, che potrebbe essere messo in discussione solo da conflitti sociali nei paesi ricchi ed emergenti in seguito ad una crisi economica profondissima, pone tante domande a quel movimento alter-mondialista che si sente quasi spiazzato da sviluppi così veloci e di tale portata. Il 2 aprile a Londra avverrà il giro di boa dell'attuale partita, mancano poco più di tre mesi per attrezzarsi e dirottare la nave del nuovo G liberista."

fonte: http://www.crbm.org/
Autore:Antonio Tricarico

M.E.S. Movimento per l' Economia della Solidarietà


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